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Transumanza e civilta' pastorale- Regio Tratturo

Transumanza e civilta' pastorale.

Il termine transumanza si riferisce allo spostamento ciclico di consistenze masse di bestiame, soprattutto ovino tra due pascoli detti complementari, i pascoli di montagna, sfruttati nel periodo estivo e quelli di pianura, sfruttati nel periodo invernale.
Si distinguono due tipi di transumanza: una a piccolo raggio, circoscritta ad uno spazio limitato, ed effettuato tra i pascoli ad alta quota e quelli situati piu' a valle di uno stesso territorio;
ed una a largo raggio svolta tra i pascoli complementari di due o piu' regioni adiacenti.
Sin da epoca remota e per lunga serie di secoli, i luoghi dell'appennino centro meridionale, dalla catena abruzzese del Gran Sasso d'Italia 
a quella del Pollino, tra Lucania e Calabria, e il  vasto Tavoliere delle Puglie, sono stati teatro di un'attivita' umana di grande interesse economico e sociale: la pastorizia transumante o con termine tecnico orizzontale.

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Genesi del Trittico dell'Abbondanza

Pur vivendo a Trento dal 1973, idealmente non mi sono mai separato dalla mia terra natale, Montecalvo e l’Irpinia. Solido permane il senso d’appartenenza alla civiltà mediterranea.

Il legame è di tipo intimo e affettivo, ma anche spirituale. Ritengo che quella sorta di cordone ombelicale, l’imprinting ricevuto da ragazzo, agisce ancora in me, essenziale e ineluttabile, nel nutrimento e rigenerazione dell’anima. È un insieme di vere e proprie “cellule staminali” della storia, della cultura, della civiltà antropologica contadina e dell’identità d’appartenenza, che sembra non esaurire nel tempo i suoi stimoli vitali e creativi.

Il compianto amico Felice Aucelli, sindaco di Montecalvo e consigliere provinciale ad Avellino a cavallo degli anni Ottanta  Novanta del Novecento, mi confidava che ciò che più apprezzava nei miei scritti vernacolari, era la totale assenza di qualsiasi connotazione campanilistica. Talvolta mi canzonava, con una certa grazia e bonaria presa in giro, che da emigrato mi ero portato via tutto, impoverendo sia lui che i compaesani di quella che era la nostra cultura orale.

In realtà le cose stavano un po’ diversamente. La nostra cultura etnica si era memorizzata e poi cristallizzata in me. I miei compaesani, invece, avevano avuto la fortuna, essendo rimasti in loco, di viverla più a lungo. Forse superficialmente. E inconsapevolmente non si erano accorti che, complici l’emigrazione di massa e la globalizzazione televisiva, nazionale e popolare, in un trentennio essa si sarebbe depauperata a tal punto, da poter dire che oggi è quasi scomparsa.

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Terremoto 1980

Domenica 23 Novembre 1980, era la giornata susseguente la chiusura della Fiera di Santa Caterina.
Gli operatori ecologici, erano impegnati nella risistemazione delle strade che particolarmente quell’anno ,avevano visto una partecipazione straordinaria di persone,  grazie anche alla benevolenza del "tempo"   in quella giornata non restio nell'offrirci un clima mite e piacevolmente temperato.
Nel pomeriggio, i bar del corso principale erano molto frequentati come al solito per poter seguire l’appuntamento canonico di “Tutto il calcio minuto per minuto”, trasmissione radiofonica seguita dagli sportivi con enorme interesse. Quel giorno, per le strade non c’erano solo gli appassionati di calcio, ma tutte quelle persone che avevano partecipato alla Fiera e ne commentavano l’esito. Erano tutti

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La processione di S.Antonio del Dott.Stiscia

Montecalvo Irpino

La Processione di Sant’Antonio

Il 13 Giugno,come è secolare consuetudine,in questo piccolo centro dell’Irpinia,si effettua la Processione in onore di Sant’Antonio da Padova,a cui è dedicato il  seicentesco Convento Francescano ofm.

La processione parte nel primo pomeriggio del 13 e attraversa tutte le strade del paese e dopo innumerevoli soste ad altarini improvvisati,dalle solite famiglie o dal rione,fa ritorno al Convento da cui era partita ,verso sera,dopo alcune ore di stancante peregrinare.

Nella tradizione montecalvese,la statua è preceduta dai bambini vestiti con l’abito della prima comunione,esatta riproduzione di quel che sarà il futuro vestito da matrimonio.

Seguono le donne e le ragazze da marito,in due colonne distinte a far da ali alla statua miracolosa.

Le penitenti scalze

Dietro la statua si pongono ,in posizione privilegiata ,alcune donne(Penitenti)che senza scarpe o addirittura scalze,seguono la statua recando in testa ricchi cesti di canna,ricolmi di gigli.

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La Pacchiana: descrizione del costume

La Pacchiana: descrizione del costume
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Quando si parla di pacchiano,nel gergo corrente ,ci si rifà ad un modo di essere e di vestirsi stravagante e appariscente privo cioè di quella classe e/o di quel decoroso equilibrio che  offende i canoni della bellezza estetica.
Non è certamente il nostro caso, il termine PACCHIANA, nella originaria etimologia, si rifà ad una manifesta voglia di divertimento, di allegria, un miscuglio di odori e sapori, di canti e tarantelle che facevano pensare alla Pacchia.
Il costume montecalvese "La Pacchiana" ;non può considerarsi nemmeno tale per il semplice fatto che viene indossato, ancor oggi, da molte donne anziane fatto questo che lo rende un reperto vivente storico, culturale, antropologico in continua evoluzione.

Descrizione del vestito-costume

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