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Auschwitz nel racconto di Primo Levi

Ad Auschwitz, nome tedesco della città polacca Oświecim, in Galizia, ad ovest di Cracovia, le vittime furono quattro milioni.
Un numero spaventoso.
Sede di quattro campi di concentramento, costruiti nel 1940, dopo la fine della seconda guerra mondiale, il governo polacco vi ha allestito il Museo dei campi di sterminio.
Nell’introdurre il suo romanzo autobiografico Se questo è un uomo, in cui tratta della propria deportazione e di quella d’altri sventurati, Primo Levi così esordisce: “Per mia fortuna, sono stato deportato ad Auschwitz solo nel 1944”.

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Battaglia di Benevento - Montecalvo ai tempi di Carlo I°di Angiò - anno 1266

Dai cennati Pontefici furono fatti i primi passi per l’investitura dei regni di Napoli e di Sicilia diversa i sovrani e principi europei per indurli a venire in Italia a difendere le possessioni pontificie  e alla conquista della corona. In seguito, le richieste per l’intervento, furono rinnovate dal successore di Urbano, Clemente IV, inviando l’ Arcivescovo di Cosenza Pignatelli  ad offrire il regno a Carlo d’Angiò, conte di Provenza, il quale  accettando l’offerta fattagli a mezzo dallo stesso arcivescovo  ne riceve l’investitura  confermata da Clemente. Carlo giunse nel porto d’Ostia la vigilia di Pentecoste. Venne in Roma  e una turba di signori romani accorse a visitarlo; fu coronato dal Papa e venne sopra Benevento, a capo di un forte  

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Lo chiamavano "Padre Santo"

FAMIGLIA CRISTIANA

N. 12 - 21 marzo 2004


Campi Salentina, a pochi chilometri da Lecce, si appresta a celebrare il 70" anniversario della canonizzazione di san Pompilio Maria Pirrotti, sacerdote e religioso delle Scuole Pie, di cui custodisce le spoglie nel santuario a lui dedicato. Dichiarato santo da Pio XI il 19 marzo 1934. Nato nel 1710 a Montecalvo Irpino (Av) dalla nobile famiglia Pirrotti, Pompilio a 16 anni abbandonò la casa paterna per raggiungere Benevento, dove entra presso le Scuole Pie. Ordinato sacerdote, fu maestro e poi insegnante di retorica per 8 anni. Quindi esercitò la docenza, la predicazione, la confessione e la direzione spirituale. In tempi in cui si diffondevano idee filosofiche e politiche che favorivano l'anticlericalismo e le idee gianseniste allontanavano i fedeli dai sacramenti, in particolare dall'Eucaristia, padre Pompilio predicava l'amore e la misericordia di Dio, la sofferenza che unisce a Cristo crocifisso, la devozione al Cuore di Gesù e Maria e la vocazione di tutti alla santità. Ovunque folle di fedeli lo seguivano per ascoltarne la parola e per ricevere i Sacramenti, lo chiamavano «Padre santo» anche per i suoi numerosi prodigi.

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La ferrovia a Montecalvo Irpino e gli scheletri

La ferrovia a Montecalvo Irpino e gli scheletri.

Per quanto riguarda la linea ferroviaria che attraversa il territorio montecalvese, ricordo che negli anni Cinquanta del Novecento, Giuseppe D’Agostino, Pèppu Maglióne, che aveva la masseria sopra la statale 90 bis, alla Malvizza di sotto, raccontava che, scavando delle buche per mettere a dimora delle piante di vite, erano venuti alla luce alcuni scheletri umani. Sosteneva che molto probabilmente si trattava dei resti d’operai, morti per incidenti sul lavoro nella realizzazione della galleria ferroviaria che, dalla contrada Olivara porta verso la stazione di Ariano Irpino. Asseriva che tale galleria era stata realizzata alla fine dell’Ottocento, da maestranze dell’Italia settentrionale.

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Destini Imperiali - Aiglon figlio di Napoleone

DESTINI IMPERIALI

Aiglon figlio di Napoleone
Presso l’hotel ristorante Marchi di Arco, il 14 febbraio 2004, Mario Nones presentava, con una simpatica e colorita carrellata di fatti, vicende di vita e di storia, concernenti gli appartenenti alla Casa d’Austria, l’ultimo lavoro letterario della scrittrice Romana De Carli Szabados.
Non v’è luogo più delizioso come la città di Arco, per operazioni culturali di questo tipo. Fu devota agli Asburgo che erano soliti soggiornarvi, e qui il 27 dicembre 1894, ospite dell’Arciduca Alberto, si spegneva Francesco II di Borbone, sovrano in esilio del Regno delle Due Sicilie, dopo l’unificazione d’Italia. E Arco ha intitolato agli Asburgo sia il carnevale che l’orto botanico.

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