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Francesco Cusano: Vittime dell’indifferenza

Vittime dell’indifferenza

Francesco Cusano,classe 1925,vicequestore aggiunto di Biella,nativo di Ariano Irpino,ucciso dalle Brigate Rosse il 2 Settembre 1976.
Sono passati 30 anni da quella tragedia,dove ha perso la vita un servitore dello stato,colpevole di aver fatto solo  il suo dovere di cittadino, garante dell’ordine pubblico e delle Istituzioni.
Non ho letto, né visto, testimonianze o ricordi,la bella Irpinia,dimentica facilmente,rassegnata a essere vassalla di avvenimenti speculativi e promozionali,finalizzati a visibilizzare le nullità, presa dal sacro fuoco di incensiare i potenti (personaggi di scarso valore umano e politico),annullando il ricordo dei grandi del passato e il valore dei morti per la  libertà umana e di pensiero.

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Fede, Speranza e …

 Fede, Speranza e …….di Antonio Stiscia

Parlare di San Pompilio è sempre un rischio,con i Santi si scherza poco ed è giusto mantenere un rapporto di mera devozione. Degli oggetti sacri però,credo si possa parlare ancora,senza il timore di offenderne la”sacralità”,specie quando se ne discute sotto l’aspetto artistico e storico.

Prendo spunto da Disputationes Pompilianae n°0 ,per fare una disputationcella sull’art. a firma del dott.Muollo avente per titolo”L’altare di Casa Pirrotti e il dipinto della Madonna con Bambino e Santi”.

L’articolo rigorosamente scientifico,inizia un percorso di chiarimento e di verità,su tante fantasie e su tante congetture riguardo ad opere d’arte,spesso investite di significati e di ricorrenzialità che non hanno alcuna base scientifica e che rischiano di profanare la sacralità delle opere medesime.

Ma andiamo per ordine :

Bene ha fatto il dott.Muollo ad evidenziare che non vi è connotazione tra la Madonna dell’Abbondanza di cui parla il Padre Osvaldo Tosti e l’antico quadro di Nostra Signora dell’Abbondanza,trovato dal santo in soffitta ( Quadro di piccole dimensioni,forse ancora conservato da qualche parte a Montecalvo…)e il quadro di cui si parla nel saggio scientifico.

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Urbino e Montecalvo

URBINO e MONTECALVO 

Castello Pignatelli di Montecalvo

Un gemellaggio di arte e fede

Nel corso degli scavi per il restauro architettonico del Castello Comitale e di poi Ducale di Montecalvo Irpino,è venuta alla luce una bellissima trabeazione di un portale cinquecentesco,con la seguente scritta:
HOMO HOMINI DEUS.I caratteri della scrittura sono riconducibili allo stesso periodo e/o mano della scritta sul portale e sulle trabeazioni interne della Ottagonale Cappella Carafa sec. XVI  sita all’interno della Collegiata di Santa Maria 
Assunta sec. XV eretta all’interno della gran corte superiore del castello dei Conti Carafa di Montecalvo e poi dei Duchi Pignatelli di Montecalvo,ultimi feudatari.

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Agrietour

Vini doc e cucina tradizionale, premi a raffica

Irpinia ancora una volta pluripremiata con i suoi prodotti migliori. Trionfano i vini con il fiano di Di Meo al summit mondiale dei Nobel per la Pace di Roma e stacca la prima piazza ad Agrietour di Arezzo, ”Il Torchio” di MONTECALVO Irpino. In auge un affascinante bianco docg che l’Italia del vino ci invidia e che ha affascinato ed intrigato il parterre del prestigioso premio internazionale; conquistano il palato due piatti antichi della cultura contadina nostrana, tra quelli in via di estinzione, praticamente quasi introvabili nelle cucine italiane e che gli agriturismo difendono e propongono. È il caso dell’agnellone di Laticauda al ragù e la ”bucecca” (lo stomaco di maiale) con fagioli e verdure, impostisi al terzo ”Campionato di cucina contadina in agriturismo”. La Campania con ”Il Torchio” di MONTECALVO Irpino l’ha spuntata tra i dieci agriturismo in gara quest’anno; il premio è stato assegnato da una giuria di esperti guidata dallo chef Paolo Teverini. L’agnellone di laticauda, così detto per la particolare

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LEGGENDA,FOLKLORE, MITI E SPIRITUALITA'

MONTECALVO: LEGGENDA,FOLKLORE, MITI E SPIRITUALITA'

Non è un paese come gli altri Montecalvo Irpino(av), nel cuore della verde Irpinia, dove le contraddizioni della storia e del vivere quotidiano trovano, da sempre, un giusto inspiegabile equilibrio.
In un vasto territorio collinare di 5353 ettari, attraversato da 2 fiumi e con una popolazione attiva che da secoli non e mai scesa sotto i 4400 abitanti, si sono avute e si ripetono le storie piu straordinarie .
E' il paese delle streghe (janare) e dei folletti (scazzamarielli), delle belle donne che indossano, ancora, il costume tipico(la pacchiana) ricco di ori e merletti e sgargianti pacchiani colori.

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