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Il Trappeto torna a far parlare di se

E il Trappeto continua a far parlare di sé.

Molto si è scritto e letto su questa parte del paese oramai abbandonata al suo destino, segnato alla fine degli anni sessanta quando fu dichiarata zona di abbandono e da quel tempo si assiste impotenti allo “sgarrupiamiento” quotidiano e ai cedimenti strutturali di quello che un tempo era un quartiere dove la gente viveva la sua quotidianità in simbiosi con animali e cose.
A nulla sono valse le varie cure per ridare o perlomeno cercare di fermare questo lento ed inesorabile declino.
Il Trappeto è stato oggetto di studio, ricerche e di attenzione da parte di molti, ma resta ancora lì con tutte le sue problematiche che lo affliggono.
Magnificato con saggi, mostre retrospettive, oggetto di tesi di laurea, fotografato da turisti occasionali,visitato da esperti e curiosi, ma nessuna idea di recupero.
Tanti sono stati i tentativi di soccorrerlo, ma tutti si sono dimostrati veri e propri palliativi.

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Ospedale di Santa Caterina

A distanza di tanto tempo sta per essere recuperato in pieno e riportato al suo antico splendore uno dei monumenti più interessanti insistenti nel borgo storico del nostro paese: Il complesso architettonico di Santa Caterina.
Il progetto di restauro portato avanti dal comune e finanziato con in fondi P.O.R. Campania 2007-13 finalmente comincia a dare i suoi frutti.
La struttura maestosa, addossata alla cinta murale medioevale sorge su vari livelli fino ad estendersi in Via Longara Fossi dove sono ancora visibili e fruibili locali sovrastati da una superba Torre a forma quadrangolare.
Nel passato L' ospedale di Santa Caterina di Montecalvo Irpino, datato alla fine del dodicesimo secolo, era adibito ad ospitare i pellegrini che viaggiavano sulle direttrici della Terra Santa.
Abbandonato da anni oggi rivive con nuova luce grazie alla bontà di un minuzioso e scrupoloso recupero degli ambienti ancora integri che ci danno una giusta idea di come era il complesso e come esso era utilizzato. 
Nel 1099, sessanta uomini armati partirono da Montecalvo per prendere parte alla Crociata in Terra Santa indetta da Guglielmo il Buono. I ruderi dell'ospedale di S. Caterina rappresentano ciò che rimane del complesso costruito dai superstiti della crociata all'interno delle mura. 

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Il parco archeologico di Aeclanum

In quello che oggi è il Passo di Mirabella, sorgeva, in loc. Grotte, l’antica Aeclanum, che essendo stata una delle più importanti città sannite, e ritenuta per un tempo capoluogo degli Irpini , conservò la sua rilevanza anche quando divenne città romana.
La sorte della città sannita, già saccheggiata e semidistrutta nell’89 a.C. da Cornelio Silla, durante la Guerra Sociale (91-87 a.C.), fu definitivamente segnata quando il dittatore romano lanciò una operazione sistematica di distruzione e saccheggio del territorio degli Irpini, 
dopo che quella tribù sannita, che aveva resistito più a lungo al dominio definitivo dei Romani, svolse un ruolo preminente nell’ultimo episodio della Guerra Civile tra sillani e mariani, la battaglia di Porta Collina (I° novembre dell’82 a.C), quando Roma corse il rischio di essere invasa dalle truppe mariane e dai loro alleati.
Silla riuscì a sconfiggerli, sia pure con difficoltà, e gli Irpini furono i più numerosi tra i prigionieri che furono fatti trucidare subito dopo per suo ordine nel Campo di Marte. I Romani ricostruirono Aeclanum magnificamente, come si può ancora capire dai ruderi messi in luce dagli scavi.
La città del resto era predestinata a essere importante soprattutto da quando, nel 190 a.C, fu fatta attraversare dalla Via Appia, data la sua posizione di antico valico naturale degli Appennini in direzione della pianura pugliese già utilizzato per la transumanza. L’Aeclanum romana fu distrutta nel 662 d.C. dall’imperatore bizantino Costante II durante la sua spedizione contro i Longobardi di Benevento.

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Malvizza Giubileo 2000

PADRE LORENZO MASTROCINQUE,
al secolo Nicola, nasce in Foglianise in provincia di Benevento da Michelangelo e Concetta  Possemato  il 17 dicembre 1929.
Da piccolo chiede di essere ammesso al Collegio Serafico dei frati minori e, dopo aver frequentato le scuole ginnasiali il 24 dicembre 1944, veste il saio di San Francesco entrando come novizio nel convento della SS.Annunziata di Vitulano. 
Emette i voti solenni il 25 marzo 1952 e. terminati gli studi teologici in Benevento, diviene sacerdote il 19 marzo 1953.
Con il sacerdozio gli si apre il campo dell’apostolato e lentamente scopre di essere un valente oratore, infatti dà la sua adesione a Movimento liturgico Popolare, che lo porta, insieme con altri frati, in svariate parti d’italia per le Settimane liturgiche.
Si fa apprezzare per la sua dedizione e la sua parola sciolta ed in particolare per la sua sensibilità verso i giovani, ai quali trasmette la sua vena musicale e la sua passione per lo sport.
Contemporaneamente, come è costume tra i frati, segue l’ubbidienza che lo porta ad essere itinerante in molti conventi dove lavora apostolicamente ed esercita anche gli uffici ai quali viene promosso.
E frequentemente guardiano ed economo.
Non smette mai di essere apostolo itinerante ed è proprio questo lavoro che lo porta alla scoperta dei Suo sogno di costruire un santuario in onore della Madonna nella contrada Malvizza di Montecalvo Irpino, nel cui convento rimane per molti anni. Il sogno nasce nel 1981, si concretizza nel 1982 e finalmente si avvera nell’anno 2000 in concomitanza con il giubileo.

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Gli ultimi abitanti del Trappeto

Il Trappeto perse la sua identità etnica, non tanto per l’emigrazione di molti suoi giovani, ma a causa del terremoto del 1962, che comportò la ricostruzione delle case delle famiglie che vi abitavano, in nuove e lontane aree edificabili indicate dall’amministrazione comunale.
Così, quell’abbandono, anche se case, grotte e cantine rimasero agibili per lungo tempo, ha determinato negli anni l’inizio di crolli sparsi di edifici, che fa paventare in tempi non lunghi la sua sparizione come agglomerato urbano.
Forse si salveranno i tracciati delle strade e resteranno qui e là cumuli di macerie, “li mmurrécini”, e le grotte, enormi cavità orbitali vuote invase da alberi e sterpaglie. Guardando gli altri paesi, non si capisce se a Montecalvo si sarebbero potute fare scelte diverse.
Ariano Irpino, dopo i terremoti, ha sempre dato la priorità al recupero degli edifici storici e poi anche alle case della parte vecchia della città.

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